Filippo Daniele Giaccone

oste in albaretto

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Buona Pasqua

Silvia e Filippo vi Augurano Buona Pasqua

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Orari di Apertura:

  • Lunedi – Chiuso
  • Martedi – Chiuso
  • Mercoledì – Cena dalle 19:30
  • Giovedì – Cena dalle 19:30
  • Venerdì – Cena dalle 19:30
  • Sabato – Pranzo dalle 12:30, Cena dalle 19:30
  • Domenica – Pranzo dalle 12:30, Cena dalle 19:30
  • La prenotazione è consigliata.

Su prenotazione, apertura anche a pranzo oltre le 6 persone.

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Via Umberto 12 - 20150
Albaretto della Torre (CN) Italia
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La nostra storia

La storia dell'oste

La storia a volte si fa tradizione, acquisisce il gusto del focolare domestico, delle cose semplici quanto preziose di una volta.

Sono queste le sensazioni che affiorano alla mente leggendo della famiglia di Filippo, una storia di profumi e sapori che risale al 1938, anno in cui ad Albaretto della Torre, Filippo Giaccone conosciuto da tutti come Lipinet, prende in gestione dallo zio Severino l'Osteria dei Cacciatori.

Lipinet era una persona dall'animo piacevolmente "burlone", custodiva sempre una storia o un aneddoto da raccontare con spirito e allegria, intrattenendo così gli ospiti che si ritrovavano, oltre che a gustare la buona cucina, per trascorrere un po' di tempo in buona e sana compagnia.

Lipinet sposa Maria, giovane donna di Serravalle Langhe, con successo continuano insieme a lavorare nel campo della ristorazione, aprendo inoltre un negozio di generi alimentari e un angolo in cui Lipinet si cimenta nell'arte del barbiere.

Nei periodi autunnali, in concomitanza alla riapertura della caccia, la loro trattoria diveniva il ritrovo di tutti i cacciatori che arrivavano dai paesi limitrofi e dalla Liguria. Oltre all'ottima cucina casalinga, l'osteria offriva loro anche riposo: l'abitazione che si trovava sopra il locale, era infatti utilizzata come una piccola locanda.

Lipinet e Maria, con i figli Bruna, Giorgina e Cesare, lasciavano all'occorrenza le loro camere ai cacciatori venuti da lontano e dormivano nel fienile dell'adiacente stalla.

Albaretto della Torre si movimentava molto anche durante la festività del carnevale, in quell'occasione, nel piccolo spazio della trattoria si raggiungevano anche i 100 coperti. C'era molto lavoro anche durante i tre giorni della festa del paese, celebrata ogni prima domenica di settembre. Durante quel periodo, per far fronte alla mole supplementare di lavoro, Lipinet si circondava di cuochi e camerieri arruolati apposta per l'evento. Un ricordo particolare va al cuoco Paoletto, da tutti chiamato Barò, un altro, al primo pranzo di nozze preparato nel 1951 per i gioiellieri saluzzesi.

Il 25 dicembre 1954 Maria mette alla luce il quarto figlio, Riccardo, dopo due soli giorni Lipinet muore. Per la famiglia Giaccone è il periodo più buio. Maria però non si perde d'animo, si rimbocca in fretta le maniche e col prezioso aiuto delle figlie, continua sempre con grande successo a portare avanti tra mille sacrifici l'attività di ristoratrice, rendendo così omaggio nel migliore dei modi alla memoria del marito.

Si profilano tempi difficili, nonostante l'impegno profuso, portare avanti una famiglia con quattro figli ancora piccoli non è cosa semplice. Cesare, pur se ancora molto giovane, per esigenze economiche deve quindi impegnarsi come aiuto muratore da suo zio impresario. Ma il destino, come a volte sa essere beffardo, in altre circostanze ti sorride quando mai te lo aspetteresti. È grazie a quel lavoro che un giorno Cesare si ritrova in Liguria presso la casa di un noto cuoco, Scavino Aurelio, il quale s'interessa molto al giovane Giaccone, intuendone rapidamente le eccellenti qualità e le grandi potenzialità, e preoccupandosi di parlarne con mamma Maria in modo da portarselo a fare una stagione a Cogne, in Valle d'Aosta.

Ne ha pelate tante patate, ne ha lavate tante pentole Cesare Giaccone, però sempre attento, con furbizia e caparbietà, nell'appendere i segreti della cucina. Dopo la prima esperienza a Cogne ne seguono molte altre, è in quegli anni che Cesare impara a valorizzare le sue innate qualità di grande chef.

Nel 1969 si sposa, torna ad Albaretto della Torre e prende in gestione l'Osteria dei Cacciatori, portando avanti così l'attività del papà Filippo. Mai stanco di dedicarsi a nuove ricerche inizia a fare consulenze in giro per l'Italia, da Cozzo Lomellina va a Bergamo e poi a Cetona, fino ad aprire il locale “Il Barrino di Gino Paoli” a Firenze. Negli anni ottanta Cesare intuisce la necessità di esportare il proprio nome oltralpe, scavalca dunque il confine nazionale e finisce per cucinare insieme ai più grandi chef di Austria, Svizzera e Germania, dove ottiene un grande quanto immediato successo.

Terminato il suo periodo all'estero, nel 1986 Cesare apre il nuovo Ristorante dei Cacciatori ad Albaretto, portandolo avanti sino al 2004 assieme ai figli. Nel medesimo anno ritorna nella sua casa nativa, dove resterà fino al 2008, traslocando dalla nuova alla vecchia Osteria dei Cacciatori e ribattezzando il locale in Angolo di Paradiso, finché un giorno, instancabile come sempre, mai pago, coglie al volo la battuta di un cliente che gli dice: “E se fondassimo insieme una scuola di cucina?”. Cesare non perde neanche un minuto e risponde: “Certo, mi piacerebbe trasmettere i valori della mia terra ai giovani, proviamo!”.

Oggi, oltre ad essere un grande chef nella sua Bottega Ristorante ,Cesare Giaccone è anche un grande maestro che insegna ai giovani cuochi l'essenza della vera cucina.

In tutti questi anni, il figlio Filippo Daniele che aveva lavorato con Cesare sino al 2004, viaggia per il mondo al fine di acquisire nuove esperienze nel settore della ristorazione. Impara l'arte del servire tavola grazie al Dottor Ettore e al maestro Dino Gianaroli; apprende la lingua tedesca in Germania lavorando presso Stefan Steinheuers, famoso chef tedesco. In seguito si affascina dell'Austria e per via del suo caro amico Claus Josef Riedel, famoso vetraio austriaco, lavora presso lo chef Gustav Lugebauer. Ma buon sangue non mente e come papà Cesare, e suo nonno prima di lui, anche Filippo possiede quell'innata propensione a… non fermarsi mai.

Grazie all'amico Gino Angelini, che lo riceve da lui a Los Angeles nella famosa Osteria Angelini a Hollywood, l'ultimo Giaccone decide di provare anche l'ebrezza americana. Una volta negli USA, Filippo Daniele si occupa per mesi di promuovere esclusivamente il vino italiano, in fondo al suo cuore il pensiero corre sempre lungo i pendii di quelle langhe che, da generazioni sono ormai indissolubilmente legate alla famiglia Giaccone.

Tuttavia per tornare definitivamente a casa c'è ancora tempo: un facoltoso e misterioso personaggio canadese, detto Mister Moon, lo allontana nuovamente dalla sua terra e lo porta con sé sull'isola di Mykonos, dove per un breve periodo Filippo lo delizia con vini e prodotti delle Langhe. Al suo ritorno in Italia è avvicinato da Andrea Muccioli, il quale, volendo esaudire il sogno del papà Vincenzo di aprire un ristorante, lo convince a trasferirsi per un po' di tempo a San Patrignano. Assieme a Fabio Rossi, Luca Sitta, Walter Meschini, Gianfranco Marchesan, Piero Prenna e tutti i ragazzi della comunità, Filippo apre Vite, il ristorante situato sulla collina di Monte Pirolo. Quella emiliana sarà l'ultima esperienza che lo terrà lontano dalla sua terra natia. La nostalgia delle proprie radici oramai è troppo forte, così Filippo decide sul serio di far ritorno nella sua amata Langa.

Passeggiando nei pressi dell'Angolo di Paradiso oramai vuoto, la malinconia è semplicemente insostenibile, la naturale decisione di un uomo come lui non può che essere quella di riaprire il locale del nonno e del papà. Cesare, entusiasta, approva fin dall'inizio, quindi insieme all'amico Davide Sobrero, Filippo da' il via al progetto di ristrutturazione. Nel Giugno 2010 ecco riaccendersi una piccola lampadina in via Umberto 12…

Filippo Oste in Albaretto, apre

Lista dei vini

*Pubblichiamo un ESEMPIO della Nostra Carta del Vino.
Produttori e Annate potrebbero Variare a seconda della disponibilità.

Eventi dell'oste

Dicono di noi

Sottotitolo.

Gianni caizzi

Miraggio

Un tempo il viaggiatore
"le strade erano impervie e insicure" aveva un miraggio. Una locanda o un castello dove un ospite amico lo avrebbe accolto e rifocillato davanti al fuoco. Sere fa "la nebbia ci assaliva con un muro di pioggia" all'improvviso una luce. La porta si è spalancata svelando caldi lumi e una fanciulla dal piede veloce che ci ha guidati tra tavole imbandite. E l'ospite "naturalmente Filippo" premuroso e sorridente. Incomincia un'altra avventura tra vini generosi e antichi e nuovi sapori conditi di amicizia. Ti abbraccio,

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Gianni gallo

Un Angolo di Paradiso

A suo tempo, senza una ragione precisa, fu chiamato Angolo di Paradiso, solo dopo la riapertura di Filippo è apparso chiaramente che questo balcone sulle langhe non è un angolo, ma il paradiso.Gli spazi sono tutti vivibili come se ognuno si fosse creato il suo proprio in cui sentirsi perfettamente a suo agio; diventa un dettaglio che si possa anche deliziarsi con la cucina e con tutto ciò che di meglio offre la Langa. La cortesia qui è di casa con classe e la sobrietà consone alle essenze profumate che vivono nel giardino.

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